Verso l’enciclica. «Fratelli tutti», c’è un’alternativa nel mondo malato

Pubblicato giorno 3 ottobre 2020 - Archivio articoli per riflettere ...

Stefania Falasca mercoledì 23 settembre 2020
Il 3 ottobre la sigla dell’atteso documento magisteriale che sarà diffuso l’indomani, memoria di san Francesco d’Assisi
«Fratelli tutti», c'è un'alternativa nel mondo malato

Una nuova enciclica è alle porte: Fratelli tutti è il titolo annunciato per un testo che esce in un crinale della storia segnato da una triplice crisi mondiale: socio-economica, ecologica e sanitaria. E che ancora una volta – 5 anni dopo la profetica Laudato si’ sulla cura della casa comune – ci interpella su un cambio di rotta e s’ispira al magistero di san Francesco traendo spunto dai suoi scritti. È proprio sulla tomba del santo d’Assisi che il 3 ottobre papa Francesco firmerà il documento sulla fraternità e l’amicizia sociale che nel titolo riprende alla lettera un passo delle Ammonizioni del Poverello. E proprio il 4 ottobre, festività del Santo, verrà pubblicata.

Il Papa ha deciso di siglarla dopo la Messa che celebrerà nella Basilica francescana, senza presenza di fedeli a motivo del Covid. E proprio dalle sue riflessioni sulla pandemia, su come guarire il mondo, riparare la casa comune dai danni umani e ambientali, ridurre le conseguenze della crescente diseguaglianza sociale ed economica, sembra scaturire l’urgenza del nuovo documento magisteriale. La scelta delle date per la firma e la pubblicazione appaiono infatti significative anche nell’orizzonte del Giubileo della Terra promosso dalla famiglia ecumenica per la celebrazione del Tempo del Creato 2020 che si conclude proprio il 4 ottobre, affinché sia custodita la memoria del nostro esistere inter-relazionale. Perché, come ha affermato papa Francesco il 1° settembre nella Giornata mondiale per la Cura del creato, «esistiamo solo attraverso le relazioni: con Dio creatore, con i fratelli e le sorelle in quanto membri di una famiglia comune, e con tutte le creature che abitano la nostra stessa casa». Se «tutto è in relazione», e se «tutti siamo sulla stessa barca» – come aveva ricordato il 27 marzo in piazza San Pietro, nel mezzo del lockdown – le comunità dei credenti debbono convergere «per dare vita a un mondo più giusto, pacifico e sostenibile», continuando a crescere «nella consapevolezza che tutti noi abitiamo una casa comune in quanto membri della stessa famiglia».

Ricordare costantemente che apparteniamo tutti alla stessa famiglia, che tutto è in relazione, significa aver presente «che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri». Papa Francesco ci ha abituati e provocati alle sintesi universali. La prossima enciclica metterà dunque al centro la fratellanza, principio umano e cristiano costantemente promosso dal Papa, al centro dello storico «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune» – pietra miliare nel dialogo delle grandi religioni – firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi insieme ad Ahmed Al Tayyeb, grande Imam dell’Università Al-Azhar del Cairo. Ma la fratellanza è anche concetto che ha a che fare con le responsabilità globali di cui i modelli economici sono l’architettura principale. E quelli disegnati fin qui stanno dimostrando il loro fallimento: la pandemia ha solo accelerato il processo ma non è affatto la causa. Ed è dunque significativo che la firma dell’enciclica avvenga anche nell’orizzonte dell’evento voluto ad Assisi dal Papa – «The Economy of Francesco» – e rivolto ai giovani per disegnare una nuova economia, un’iniziativa di enormi proporzioni che doveva svolgersi in maggio ma che proprio a causa del coronavirus si svolgerà dal 19 al 21 novembre online, sempre da Assisi.

Con essa papa Francesco manda a dire al vecchio regime dell’economia che non è più il tempo degli adoratori della finanza ma dell’economia reale fondata sulla persona: «Quest’anno – ha detto il 4 settembre rivolgendosi al gotha della finanza internazionale e della politica al Forum Ambrosetti di Cernobbio – il confronto su temi importanti relativi alla società, all’economia e all’innovazione richiede un impegno straordinario, per rispondere alle sfide provocate o rese più acute dall’emergenza sanitaria, economica e sociale».

Le parole di Bergoglio sono quelle, ripetute tante volte, su un modello di sviluppo economico che agli idoli della finanza non sacrifichi più la dignità dell’uomo stigmatizzando il «paradigma tecnocratico», quello per cui tutto è possibile nel nome dell’oligarchia del non-limite e del dominio su tutto. «Dall’esperienza della pandemia tutti stiamo imparando che nessuno si salva da solo – ha detto ancora il Papa al meeting economico –, abbiamo toccato con mano la fragilità che ci segna e ci accomuna. Abbiamo compreso meglio che ogni scelta personale ricade sulla vita del prossimo. Siamo stati costretti dagli eventi a guardare in faccia la nostra reciproca appartenenza, il nostro essere fratelli in una casa comune».

Ed è proprio «in questa situazione» che «l’economia, nel suo senso umanistico di “legge della casa del mondo”, è un campo privilegiato per il suo stretto legame con le situazioni reali e concrete di ogni uomo e di ogni donna. Essa può diventare espressione di “cura”, che non esclude ma include, non mortifica ma vivifica, non sacrifica la dignità dell’uomo agli idoli della finanza, non genera violenza e disuguaglianza, non usa il denaro per dominare ma per servire. L’autentico profitto, infatti, consiste in una ricchezza a cui tutti possano accedere». Per il Papa si tratta quindi di rallentare un ritmo disumano di consumo e produzione per imparare a comprendere la natura e a riconnetterci con la realtà. Una conversione per la quale è indispensabile formare e sostenere nuove generazioni di economisti e imprenditori: è per questo il Papa le ha invitate in novembre «nella Assisi del giovane Francesco che, spogliatosi di tutto per scegliere Dio come stella polare della sua vita, si è fatto povero con i poveri e fratello universale. Dalla sua scelta di povertà scaturì anche una visione dell’economia che resta attualissima». Si noti: visione economica «attualissima». Si noti ancora: Assisi. Il luogo dove verrà pubblicata l’enciclica.

Dal 5 agosto papa Francesco ha inaugurato nelle udienze generali del mercoledì una serie di catechesi dal tema «Guarire il mondo», nelle quali riprende e approfondisce tutti questi grandi temi con uno sguardo di fede chiamando a «una rivoluzione della cura», perché «per uscire da una pandemia occorre curarsi e curarci a vicenda». «Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari – ha detto Francesco nell’udienza introduttiva –, quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale, e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare». E ha posto questa domanda: «Allora ci chiediamo: in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi?». E ancora, nella quarta catechesi, il 26 agosto: «Sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. Dobbiamo dirlo semplicemente: l’economia è malata. Si è ammalata, è il frutto di una crescita economica iniqua che prescinde dai valori umani fondamentali. Tutti siamo preoccupati per le conseguenze sociali della pandemia. Tutti. Molti vogliono tornare alla normalità e riprendere le attività economiche. Certo, ma questa “normalità” non dovrebbe comprendere le ingiustizie sociali e il degrado dell’ambiente» dal quale dipende la nostra salute.

Per il Papa è il momento di riscoprire «alcuni princìpi sociali che sono fondamentali» e che «la Chiesa ha sviluppato nel corso dei secoli, e alla luce del Vangelo», perché «possono aiutarci ad andare avanti, per preparare il futuro di cui abbiamo bisogno». È lui stesso a indicare «i principali, tra loro strettamente connessi: il principio della dignità della persona, il principio del bene comune, il principio dell’opzione preferenziale per i poveri, il principio della destinazione universale dei beni, il principio della solidarietà, della sussidiarietà, il principio della cura per la nostra casa comune. Questi princìpi aiutano i dirigenti, i responsabili della società a portare avanti la crescita e anche, come in questo caso di pandemia, la guarigione del tessuto personale e sociale. Tutti questi princìpi esprimono, in modi diversi, le virtù della fede, della speranza e dell’amore».

Se dunque la pandemia ha evidenziato ancora di più la nostra interdipendenza, il Papa ci sta dicendo che per uscire migliori dalla crisi si deve agire insieme: «E lo faremo – ha detto – alla luce del Vangelo, delle virtù teologali e dei princìpi della dottrina sociale della Chiesa. Esploreremo insieme come la nostra tradizione sociale cattolica può aiutare la famiglia umana a guarire questo mondo che soffre di gravi malattie. È mio desiderio riflettere e lavorare tutti insieme, come discepoli di Gesù che guarisce, per costruire un mondo migliore, pieno di speranza per le future generazioni», per «costruire una “civiltà dell’amore”, come amava dire san Paolo VI». Da queste catechesi sembra dunque mostrarsi in filigrana la nuova enciclica Fratelli tutti, che dopo la Laudato si’ non potrà che segnare un balzo avanti nel solco della dottrina sociale della Chiesa, e non solo.

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