Don Roberto. Quel grazie grande detto ai genitori

Pubblicato giorno 20 settembre 2020 - Archivio articoli per riflettere ...

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Il grazie di Papa Francesco ai genitori di don Roberto … una riflessione per tutti noi: mamme e papà!

 

Sabato 19 settembre 2020, Avvenire di Marina Corradi

«Ho portato da parte del Santo Padre una corona di rosario particolare, in perla, per i genitori di don Roberto, che non potevano venire. Dopo la celebrazione andrò al loro paese a portarla ai genitori e a baciare le loro mani, a nome del Santo Padre». Lo ha detto il Cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, nel Duomo di Como, alla Messa in suffragio per don Roberto Malgesini. Doveva andare a baciare le mani di quel padre e quella madre. A dire: grazie, da parte di Francesco, per il figlio che ci avete dato.

Grazie per quell’uomo che a 51 anni sembrava ancora un ragazzo, e ogni mattina alle quattro si svegliava e pregava. Grazie per le notti in strada passate cercando i poveracci accampati sotto i portici, come si cercherebbe qualcuno di molto caro. Grazie per coloro che, venuti da lontano, hanno trovato nella faccia di un prete una carità che li ha meravigliati. Il primo germe della trasmissione del cristianesimo: quando un uomo ne guarda un altro e, con stupore, si accorge che quello sconosciuto lo ha caro. Anche se lui è un disgraziato, o perfino un assassino (uno dei rosari portati a Como da Krajewski è per l’assassino).

A Regoledo di Cosio Valtellino due genitori anziani, brutalmente orfani di un figlio, aspettavano. Chissà con che animo, fra lo strazio e lo sbalordimento di un’assurda fine, e quel bacio annunciato. Avranno pensato al figlio bambino, l’ultimo di una nidiata di quattro, cresciuto in oratorio, entrato in Seminario dopo aver lavorato in banca, e poi dedito a una scelta evangelica assoluta. Nel nascondimento: mai, quasi, visto su una tv, e finito sui giornali solo perché a Natale sfamava i poveri per strada, e il Comune lo aveva multato.

Ti domandi: da dove viene un figlio così? Quanto dall’educazione e dall’amore ricevuto, e quanto dalla sua libertà, e dalla grazia di Dio? A Cosio Valtellinese definiscono i Malgesini una famiglia semplice e cristiana – il che oggi è una rarità, e una benedizione. Eppure tante famiglie cristiane hanno figli che abbandonano la fede. E famiglie “lontane” a volte vedono crescere un figlio che torna a Cristo: la libertà dell’uomo supera ogni eredità. I figli nascono e ci somigliano nei tratti, e finché sono piccoli possiamo anche credere che siano “nostri”, e che saranno ciò che noi vorremmo. Quante amarezze, poi, per questa istintiva illusione.

Il Curato d’Ars imparò la carità dalla madre, che metteva a tavola i mendicanti. San Francesco deluse la sua famiglia ricca e borghese. Ci sono “angeli” della carità passati dal carcere: le strade della metamorfosi sono infinite, come quelle di Dio. (Forse ognuno di noi un giorno si trova, inconsapevole, al bivio di una possibile metamorfosi, e sceglie).

Ma i genitori, cosa possono fare? Almeno sapere che quel figlio non è “loro”, e gli è stato solo affidato. Che appartiene a un Altro. Poi, certo, ognuno fa del proprio meglio. Con i limiti che tutti possono avere: debolezze, malattie, avversità. Se però, anche implicitamente, riescono a dire a quel bambino venuto da un niente, da due schegge di Dna, «Tu sei stato un dono, per noi», può essere che quella parola un giorno germogli. La gratuità, l’amare senza chiedere in cambio, è il seme che può mettere le radici. Magari visibile solo a Dio. Magari in modo straordinario: e un Cardinale va a baciare le mani di due vecchi straziati, in un piccolo ignoto paese di montagna – da parte del Papa.

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