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Quattro chiacchiere con don Elio

 A comprensione, e su tutta la Chiesa, che è sempre più grande della mia parrocchia, del mio gruppo o della mia diocesi.

Abbiamo incontrato inoltrato il nostro nuovo vicario e gli abbiamo fatto qualche domanda per cominciare a conoscerlo un po’.

Quali sono state le tue esperienze fin qui, da seminarista prima e da sacerdote poi?

Innanzitutto sono stato a Fino Mornasco, in prima teologia, con don Pierino e don Christian. Poi ho passato due anni con il don Lele Corti, in Pastorale Giovanile e Azione Cattolica, per poi finire le mie esperienze da seminarista e da diacono a Breccia, con il don Attilio. Appena ordinato prete, sono stato mandato a Bregnano, con il don Eugenio, dove ho vissuto cinque anni intensi.In che modo ti hanno arricchito queste esperienze?

Ho compreso pian piano in che modo avrei potuto essere prete. In che modo avrei potuto portare la parola di Dio nel mio oggi, nel mio quotidiano. In che modo avrei potuto incarnare questa Parola per renderla presente ai miei fratelli e alle mie sorelle. Percorso non facile né scontato, né tanto meno terminato. Sono qui soprattutto per scoprire in quali forme ora lo Spirito Santo vuole farmi vivere una vita bella e felice da prete per la gente.

Un passo indietro: hai trascorso la giovinezza tra la Valtellina e Roma. Come sono stati quegli anni?

Radici profonde – la Valtellina e in particolare Sondalo, il mio paese natale – che mi hanno donato uno sguardo sul mondo – Roma e la basilica di san Pietro. A Sondalo la terra, le montagne e gli amici mi dicevano (e mi dicono tuttora!) rispetto, accoglienza, silenzio e tempo mai sprecato; la lunga esperienza a Roma mi ha dato un occhio diverso su tutta la realtà, che è sempre più grande della nostra intelligenza e

Prima cosa che hai pensato quando ti hanno detto “Vai ad Albate”?

Subito dopo il colloquio con il vicario generale ho chiamato “Ferro”, il vostro compaesano – e mio amico – don Stefano Ferrari. E mi sono detto: almeno conosco già qualcuno, dai!

La ricetta per l’oratorio perfetto è…?

La cucina contemporanea è sempre più chimica applicata: per fare una pasta cacio e pepe serve almeno un diploma. Quantità di pecorino, quantità di acqua di cottura, temperatura alla quale iniziare la reazione, tempo massimo per creare la crema di pecorino. Non è per nulla immediato, anzi.

Così non credo sia l’oratorio. Non credo ci sia una ricetta perfetta, una formula chimica da applicare o uno stampino da schiacciare sulla testa e nel cuore delle persone. Perché ogni singola persona è unica. E quello che può funzionare con una persona, in una determinata realtà, può non funzionare con un’altra persona, in una altra realtà! Vicinanza, ascolto e accoglienza, come prime cose, e poi camminare sempre al passo dell’ultimo, del più povero. Ma anche questa – mannaggia – mi accorgo essere una formula, una ricetta…

Domanda da carta d’identità: segni particolari?

Barba incolta e occhiali!

Hobby da coltivare nel (poco) tempo libero?

Leggere, correre e arrampicare. Ma quest’ultima cosa non riesco a farla quasi mai!

Che squadra tifi? Attento a come rispondi…

Milan, ma ascendente Roma.